PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA 2026

In breve. L'optogenetica è una tecnica che rende alcuni neuroni sensibili alla luce, inserendo nelle loro membrane una proteina presa da un'alga, la channelrhodopsina-2 (ChR2). Nel 2003 Nagel, Bamberg, Hegemann e colleghi hanno dimostrato che ChR2 è un canale che si apre direttamente con la luce. Nel 2005 Boyden, Zhang, Bamberg, Nagel e Deisseroth l'hanno usata per accendere neuroni di mammifero con precisione al millisecondo. Oggi è uno strumento di ricerca, soprattutto sugli animali: non è una terapia psicologica, ma sta cambiando il modo in cui capiamo ansia, paura e memoria. Il 5 ottobre 2026 Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel hanno ricevuto per queste scoperte il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina.

Premio Nobel 2026: perché proprio l'optogenetica

Il 5 ottobre 2026 il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina è stato assegnato in parti uguali a Karl Deisseroth (Stanford University), Peter Hegemann (Università Humboldt di Berlino) e Georg Nagel (Università di Würzburg), "per le loro scoperte riguardanti i canali ionici attivati dalla luce e l'optogenetica". Il premio vale 12 milioni di corone svedesi.

Hegemann e Nagel hanno studiato le proteine dell'alga che si aprono con la luce: sono tra gli autori dello studio del 2003 sulla channelrhodopsina-2. Deisseroth ha guidato il gruppo che nel 2005 le ha trasformate in uno strumento per controllare i neuroni. Il presidente del comitato Nobel, Per Svenningsson, ha detto che l'optogenetica offre la possibilità di mappare il cervello in un modo che un tempo si poteva solo sognare.

Non sono stati premiati altri due coautori di quegli studi, Ernst Bamberg ed Edward Boyden, che nel 2013 avevano condiviso con i tre vincitori il Brain Prize.

Che cos'è l'optogenetica

La parola mette insieme "opto", luce, e "genetica". L'Enciclopedia Britannica la definisce un metodo sperimentale della ricerca biologica che combina ottica e genetica. Karl Deisseroth, uno dei suoi pionieri, la descrive su Nature Methods (2011) come l'unione di metodi genetici e ottici per attivare o spegnere eventi precisi in cellule specifiche di un tessuto vivo.

Funziona in due tempi:

  • La parte genetica. Si fa produrre a un gruppo scelto di neuroni una proteina sensibile alla luce, presa da alghe o batteri. Solo quei neuroni la avranno.
  • La parte ottica. Si illumina il tessuto con una luce del colore giusto, attraverso il microscopio o una fibra ottica. Solo i neuroni "equipaggiati" rispondono: alcune proteine li accendono, altre li spengono.

Che branca di studio è

L'optogenetica non è una disciplina a sé, come la psicologia o la genetica. È una tecnica di laboratorio, nata nelle neuroscienze, all'incrocio tra biofisica (lo studio delle proteine che reagiscono alla luce), biologia molecolare, ottica e bioingegneria. La usano soprattutto i neuroscienziati che studiano i circuiti del cervello negli animali, per rispondere a domande di causa ed effetto: "se accendo proprio questi neuroni, che cosa succede al comportamento?". Nel 2010 la rivista Nature Methods l'ha nominata "metodo dell'anno". Oggi si applica anche fuori dal sistema nervoso, per controllare con la luce altri processi delle cellule.

Optogenetica ed epigenetica: due cose diverse

I due nomi si somigliano e finiscono entrambi in "genetica", ma indicano cose molto diverse. L'epigenetica ("epi", sopra) è un campo di studio. Secondo il National Human Genome Research Institute studia i cambiamenti che non alterano la sequenza del DNA. Si tratta di segni chimici sul DNA e sulle proteine che lo avvolgono, che regolano quanto un gene è acceso o spento. Alcuni di questi segni passano da una cellula alle cellule figlie, e in certi casi da una generazione all'altra.

In sintesi: l'optogenetica è uno strumento che il ricercatore usa per intervenire sul cervello. L'epigenetica è un fenomeno naturale, con cui l'ambiente e l'esperienza lasciano tracce sul modo in cui usiamo i nostri geni.

Optogenetica Epigenetica
Che cos'è Una tecnica di laboratorio Un campo di studio su un fenomeno naturale
Cosa cambia nel DNA Si aggiunge un gene esterno (da un'alga) a cellule scelte La sequenza resta identica; cambiano segni chimici che accendono o spengono i geni
Chi produce l'effetto Il ricercatore, con la luce Ambiente, esperienze, cure ricevute, stile di vita
Tempi Millisecondi: si accende e si spegne a comando Da ore ad anni; alcuni segni durano tutta la vita
Dove si trova Quasi solo in esperimenti sugli animali (un primo caso clinico, sulla vista, nel 2021) In ogni organismo, esseri umani compresi
La domanda tipica "Questo circuito causa questo comportamento?" "Come l'esperienza modifica l'uso dei geni?"

Un esempio di epigenetica, molto citato in psicologia: nel 2004 Ian Weaver, Michael Meaney e colleghi hanno mostrato su Nature Neuroscience che, nei ratti, la quantità di cure materne nella prima settimana di vita cambia i segni chimici su un gene legato alla risposta allo stress, nell'ippocampo. Le differenze duravano fino all'età adulta. Si invertivano però se i piccoli venivano allevati da una madre diversa, e in laboratorio anche con un farmaco. Per chi fa psicoterapia è un dato importante: l'esperienza relazionale lascia tracce biologiche, e quelle tracce non sono necessariamente definitive.

Il problema: un cervello in cui tutto è mescolato

Nel cervello i neuroni di tipo diverso stanno uno accanto all'altro, come fili di colori diversi intrecciati nello stesso cavo. Per capire cosa fa un certo tipo di neurone bisognerebbe poterlo accendere da solo, senza toccare i vicini, e con i suoi tempi naturali, che sono di millesimi di secondo.

Gli strumenti classici non bastavano. Un elettrodo stimola tutto ciò che ha intorno. I metodi genetici precedenti erano più selettivi, ma lenti: agivano in secondi o minuti. Gli autori del 2005 lo scrivono chiaramente: serviva una cinetica circa mille volte più rapida.

2003: l'interruttore viene da un'alga

L'alga verde Chlamydomonas reinhardtii nuota verso la luce grazie ad alcune proteine nella sua "macchia oculare". Il gruppo di Georg Nagel ed Ernst Bamberg (Max-Planck di Francoforte) con Peter Hegemann ha fatto produrre una di queste proteine, ChR2, a uova di rana e a cellule umane in coltura.

Il risultato, pubblicato su PNAS nel novembre 2003: ChR2 è insieme sensore di luce e canale ionico. Quando assorbe luce blu si apre e lascia entrare ioni positivi nella cellula, in circa 0,2 ms. Non servono messaggeri intermedi, a differenza della rodopsina del nostro occhio. Gli autori chiudevano già con un'intuizione: questa proteina avrebbe potuto servire a depolarizzare cellule animali semplicemente illuminandole.

2005: la proteina diventa uno strumento

A Stanford, Edward Boyden, Feng Zhang e Karl Deisseroth, insieme a Bamberg e Nagel, hanno inserito ChR2 in neuroni dell'ippocampo di ratto coltivati in laboratorio, usando un virus modificato come "corriere" del gene. Poi li hanno illuminati con impulsi di luce blu brevissimi. Il lavoro è uscito su Nature Neuroscience il 14 agosto 2005.

Simulazione interattiva · Nature Neuroscience, 2005

Prova tu: il neurone e la luce

Scegli lo stimolo e guarda cosa succede alla membrana del neurone e al suo segnale elettrico. Sotto trovi come è stato fatto l’esperimento e i suoi numeri principali.

Boyden, Zhang, Bamberg, Nagel, Deisseroth · “Millisecond-timescale, genetically targeted optical control of neural activity”
Stimolo
Treno

Simulazione didattica rallentata. Le forme d’onda sono schematiche; latenza, durata degli impulsi e frequenze seguono i valori dello studio.

Come è stato fatto

Dall’alga al neurone, in quattro passaggi

  1. Passo 1

    Un’alga che vede la luce

    La proteina ChR2 viene dall’alga verde Chlamydomonas reinhardtii. Nel 2003 Nagel, Bamberg e Hegemann avevano mostrato che è un canale che si apre con la luce.

  2. Passo 2

    Il gene, con un’etichetta

    Usano i primi 315 amminoacidi di ChR2 e li legano a una proteina fluorescente gialla (YFP), così i neuroni che la producono si vedono al microscopio.

  3. Passo 3

    Un virus come corriere

    Un lentivirus modificato porta il gene in neuroni dell’ippocampo di ratto (aree CA3/CA1), coltivati in laboratorio.

  4. Passo 4

    Luce blu, e si registra

    Impulsi di luce blu (450–490 nm, 8–12 mW/mm²) di 5, 10 o 15 ms. Con un microelettrodo si misura la risposta elettrica di ogni neurone.

I numeri dello studio

Quanto è preciso il controllo con la luce

Ogni barra è un valore medio in millisecondi; la linea sottile mostra la deviazione standard. Il “jitter” è quanto varia il momento dello spike: più è piccolo, più il controllo è preciso.

millisecondi (ms)
Mostra i valori in tabella
MisuraMedia ± DSContesto
Perché è una svolta

Mille volte più veloce dei metodi precedenti

Gli autori scrivono che i metodi genetici disponibili agivano in secondi o minuti, e che serviva una velocità circa mille volte maggiore. Con ChR2 si scende ai millisecondi, la scala dei neuroni stessi. La scala qui sotto è logaritmica: ogni tacca vale dieci volte la precedente.

Scala logaritmica dei tempi: ChR2 agisce in millisecondi, i metodi precedenti in secondi o minuti
Il controllo di sicurezza

Il neurone resta sano

Gli autori hanno confrontato neuroni con ChR2 e neuroni senza ChR2. Nelle misure di base non hanno trovato differenze significative.

Potenziale a riposo

con ChR2−60,6mV
senza ChR2−59,4mV
nessuna differenza · P > 0,60

Spike con +300 pA di corrente

con ChR26,6± 4,8 spike
senza ChR25,8± 3,5 spike
nessuna differenza · P > 0,55

Cellule danneggiate

con ChR21 / 56neuroni
senza ChR21 / 49neuroni
nessuna differenza · P > 0,9

Cosa hanno misurato

Risultato Valore riportato Che cosa significa
Tempo per raggiungere il picco dello spike 8,0 ± 1,9 ms Il neurone risponde quasi subito al lampo
Variabilità del primo spike tra prove 0,5 ± 0,3 ms La risposta è molto precisa e ripetibile
Frequenze controllate 5–30 Hz Si possono imporre ritmi simili a quelli naturali
Treni "realistici" ripetuti oltre il 95% di coerenza Lo stesso schema di luce produce lo stesso schema di spike
Luce necessaria 8–12 mW/mm² Intensità bassa, compatibile in prospettiva con l'animale vivo
Effetti collaterali sulle cellule non rilevati Resistenza di membrana, potenziale a riposo e sopravvivenza invariati

Hanno anche ottenuto piccole depolarizzazioni "sotto soglia" e trasmissione sinaptica, sia eccitatoria sia inibitoria, nei neuroni collegati. In parole semplici: per la prima volta si poteva scrivere con la luce il linguaggio elettrico di un neurone, colpo per colpo.

Perché è una svolta (e chi ne parla oggi)

  • 2010 – La rivista Nature Methods nomina l'optogenetica "metodo dell'anno".
  • 2011 – Kay Tye e Karl Deisseroth individuano nei topi un circuito dell'amigdala che riduce l'ansia quando viene attivato con la luce, in modo reversibile.
  • 2013 – Il Brain Prize va a sei pionieri: Bamberg, Boyden, Deisseroth, Hegemann, Miesenböck e Nagel. Nello stesso anno, al MIT, Ramirez, Liu e Tonegawa creano nei topi un falso ricordo di paura riattivando con la luce le cellule di una memoria.
  • 2021 – Primo caso clinico pubblicato su Nature Medicine: un paziente cieco per retinite pigmentosa recupera una visione parziale grazie a una terapia optogenetica con occhiali speciali.
  • 2026 – Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina a Deisseroth, Hegemann e Nagel, "per le loro scoperte riguardanti i canali ionici attivati dalla luce e l'optogenetica".

Mettiamola alla prova: cosa regge e cosa no

Una buona idea scientifica si valuta cercando dove potrebbe essere sbagliata. Ecco le affermazioni più diffuse sull'optogenetica, confrontate con le fonti.

"ChR2 permette di controllare i neuroni al millisecondo." – Regge. Confermato dai dati del 2005, ma in neuroni in coltura, a temperatura ambiente. Con luce continua solo il primo spike è preciso; i successivi diventano irregolari. Alle frequenze più alte la probabilità di ottenere uno spike cala.

"Funziona su ogni neurone." – Va precisato. Nello studio 13 neuroni con molta ChR2 hanno prodotto spike affidabili; 5 con poca ChR2 si sono solo depolarizzati sotto soglia. Serve regolare durata e intensità della luce caso per caso.

"Boyden e Deisseroth hanno inventato l'optogenetica da soli." – Va precisato. La scoperta della proteina è di Nagel, Bamberg e Hegemann. Gero Miesenböck aveva già controllato neuroni con la luce, ma con metodi più lenti. Il Brain Prize 2013 è stato infatti condiviso da sei scienziati; il Nobel 2026 è andato a tre di loro: Deisseroth, Hegemann e Nagel.

"Accendere un circuito con la luce dimostra cosa fa nella vita reale." – Va precisato. Le revisioni metodologiche avvertono: luce e calore, la proteina estranea e il virus usato per inserirla possono alterare le cellule e la rete. Attivare un gruppo di neuroni in modo sincrono non è uguale alla loro attività naturale. I dati sono solidi; l'interpretazione va fatta con cautela.

"Presto curerà ansia e depressione nelle persone." – Non ancora. Ad oggi l'unica applicazione clinica pubblicata riguarda la vista (2021), su un singolo paziente e con una proteina diversa, ChrimsonR. Lo stesso ricercatore che l'ha guidata considera l'optogenetica soprattutto uno strumento per arrivare a nuove terapie, più che una terapia in sé.

E la psicoterapia? Tre lezioni concrete

Va detto con chiarezza: nessuno userà la luce nello studio di uno psicoterapeuta. L'optogenetica però sta offrendo prove sperimentali a idee che la clinica conosce da tempo.

1. L'ansia ha circuiti, e i circuiti possono cambiare

Nei topi, attivare una specifica via dentro l'amigdala riduce l'ansia; attivare l'intero neurone di partenza la aumenta. Deisseroth descrive l'ansia come un equilibrio tra vie opposte che si regolano continuamente. Per chi lavora in terapia è un'immagine utile da condividere con i pazienti: l'ansia non è un difetto del carattere, è un sistema di regolazione sbilanciato, che può spostarsi.

2. La memoria è ricostruttiva

Il lavoro di Ramirez e Tonegawa mostra che un ricordo neutro può caricarsi di paura se viene riattivato mentre accade qualcosa di spiacevole, e che il cervello richiama un ricordo falso con gli stessi meccanismi di uno vero. Per la clinica questo ricorda due cose: i ricordi portati in seduta sono ricostruzioni, e il contesto emotivo in cui un ricordo viene richiamato conta. È un motivo in più per evitare interventi suggestivi e per lavorare con rispetto sulla memoria.

3. Parlare cambia il cervello

Già nel 1998 il premio Nobel Eric Kandel proponeva che la psicoterapia, essendo una forma di apprendimento, agisse attraverso cambiamenti nell'espressione genica e nella forza delle connessioni tra neuroni. L'optogenetica non dimostra questa tesi, ma offre strumenti per studiare proprio quei circuiti di paura, ricompensa e memoria su cui la relazione terapeutica lavora con le parole, la ripetizione e l'esperienza emotiva correttiva.

Domande frequenti

Chi ha vinto il Premio Nobel per la Medicina 2026?

Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel, "per le loro scoperte riguardanti i canali ionici attivati dalla luce e l'optogenetica". Il premio è stato annunciato il 5 ottobre 2026.

Che cos'è l'optogenetica in parole semplici?

È una tecnica che rende alcuni neuroni sensibili alla luce, così da poterli accendere o spegnere con lampi luminosi molto brevi e studiare che cosa fanno.

A quale branca di studio appartiene l'optogenetica?

È una tecnica delle neuroscienze, nata dall'incontro tra biofisica, biologia molecolare, ottica e bioingegneria. Non è una disciplina autonoma: è uno strumento per studiare i circuiti del cervello.

Che differenza c'è tra optogenetica ed epigenetica?

L'optogenetica è una tecnica di laboratorio che aggiunge a cellule scelte un gene per una proteina sensibile alla luce, così da accenderle o spegnerle in millisecondi. L'epigenetica è il campo che studia i segni chimici con cui ambiente ed esperienza regolano l'attività dei geni, senza cambiare la sequenza del DNA.

Chi ha scoperto la channelrhodopsina-2?

Georg Nagel, Ernst Bamberg, Peter Hegemann e colleghi, che nel 2003 su PNAS hanno dimostrato che ChR2 è un canale per ioni positivi aperto direttamente dalla luce.

Che cosa ha dimostrato lo studio di Boyden e Deisseroth del 2005?

Che ChR2, inserita in neuroni di mammifero, permette di provocare singoli impulsi elettrici con precisione al millisecondo, senza danneggiare le cellule.

L'optogenetica si usa già sulle persone?

In modo molto limitato. Il primo caso pubblicato (Nature Medicine, 2021) riguarda il recupero parziale della vista in un paziente con retinite pigmentosa. Non ci sono applicazioni approvate per i disturbi psicologici.

Cosa c'entra con la psicoterapia?

Non è una tecnica psicoterapeutica. Aiuta però a capire come funzionano i circuiti di ansia, paura e memoria, gli stessi su cui la psicoterapia interviene attraverso la relazione e l'apprendimento.

Fonti

  1. Nagel G. et al. (2003). Channelrhodopsin-2, a directly light-gated cation-selective membrane channel. PNAS 100(24):13940–13945. PMC283525
  2. Boyden E.S., Zhang F., Bamberg E., Nagel G., Deisseroth K. (2005). Millisecond-timescale, genetically targeted optical control of neural activity. Nature Neuroscience 8(9):1263–1268. doi:10.1038/nn1525
  3. Tye K.M. et al. (2011). Amygdala circuitry mediating reversible and bidirectional control of anxiety. Nature 471:358–362. PMC3154022
  4. Ramirez S. et al. (2013). Creating a false memory in the hippocampus. Science 341:387–391. MIT News
  5. The Brain Prize 2013. FENS
  6. Sahel J.-A. et al. (2021). Partial recovery of visual function in a blind patient after optogenetic therapy. Nature Medicine 27:1223–1229. doi:10.1038/s41591-021-01351-4
  7. Bernard C. (2020). Optogenetics: Keep Interpretations Light. eNeuro. PMC7171292
  8. Allen B.D., Singer A.C., Boyden E.S. (2015). Principles of designing interpretable optogenetic behavior experiments. Learning & Memory 22:232–238. MIT Media Lab
  9. Optogenetics. Encyclopaedia Britannica. britannica.com
  10. Deisseroth K. (2011). Optogenetics. Nature Methods 8:26–29. Su "metodo dell'anno 2010": Nature Methods
  11. National Human Genome Research Institute. Epigenetics, Genetics Glossary. genome.gov
  12. Weaver I.C.G. et al. (2004). Epigenetic programming by maternal behavior. Nature Neuroscience 7(8):847–854. doi:10.1038/nn1276
  13. Nature (5 ottobre 2026). Medicine Nobel awarded for brain 'switch' that controls neurons with light. nature.com
  14. Focus (2026). All'optogenetica il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2026. focus.it
  15. Kandel E.R. (1998). A New Intellectual Framework for Psychiatry. American Journal of Psychiatry 155(4):457–469. doi:10.1176/ajp.155.4.457 Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce una valutazione clinica.
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