Psicoterapia Psicodinamica a Matera

Cosa ti stai dicendo in questo momento? Chi è la voce che ti parla? Con quale tono? E da quando è lì?

 

INDICE DEI CONTENUTI

›  Cosa significa orientamento psicodinamico

›  Freud: l’inconscio e il coraggio di guardare dentro

›  Melanie Klein: il mondo degli oggetti interni

›  Donald Winnicott: lo spazio dove si può esistere

›  L’integrazione: perché i grandi padri non bastano da soli

›  Il dialogo interno: cosa mi sto dicendo e chi parla

›  Per chi è indicata la psicoterapia psicodinamica

›  Domande frequenti

 

Cosa significa orientamento psicodinamico

La psicoterapia psicodinamica nasce dalla convinzione che molta parte della nostra vita emotiva è fuori dalla nostra consapevolezza diretta — e che questo non è un limite, ma il punto di partenza del lavoro. Pensieri che non riconosciamo come nostri, emozioni che ci sorprendono, schemi relazionali che si ripetono senza che riusciamo a smettere: tutto questo ha una logica. Trovarla è il compito della terapia.

L’approccio psicodinamico integrato che il Dott. Frascella sta sviluppando presso l’IPPI di Firenze non si chiude in un’unica scuola. Attinge ai grandi fondatori della psicoanalisi e li porta in dialogo con le neuroscienze, la teoria dell’attaccamento, la psicologia del sé. Il risultato è una clinica rigorosa e vivente — capace di stare nella complessità reale di ogni persona.

Freud: l’inconscio e il coraggio di guardare dentro

Sigmund Freud ha cambiato per sempre il modo in cui gli esseri umani si comprendono. La sua scoperta fondamentale è semplice e rivoluzionaria insieme: una parte significativa di ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo è determinata da processi che non controlliamo consciamente. I sogni, i lapsus, i sintomi, le ripetizioni: tutto parla di qualcosa che non è ancora stato detto.

In terapia, questo si traduce nell’attenzione a ciò che emerge liberamente nel racconto: le associazioni inaspettate, i silenzi, le contraddizioni, ciò che viene detto e ciò che viene evitato. Il concetto di transfert — il modo in cui riportiamo nella relazione terapeutica schemi emotivi appresi nelle relazioni passate — diventa uno strumento diagnostico e terapeutico preziosissimo.

"Dove c’era l’Es, deve arrivare l’Io." — S. Freud

Melanie Klein: il mondo degli oggetti interni

Melanie Klein ha portato la psicoanalisi nel territorio più antico e più primitivo della vita emotiva: i primissimi mesi di esistenza, quando il bambino non ha ancora parole, ma ha già un mondo interno ricco e caotico, fatto di fantasie, paure, desideri e difese.

Il suo contributo fondamentale è la teoria delle relazioni oggettuali: noi non siamo solo spinti da istinti biologici, ma siamo fondamentalmente relazionali fin dall’inizio. Portiamo dentro di noi “oggetti interni” — rappresentazioni delle persone significative che abbiamo incontrato — e questi oggetti continuano a influenzare il nostro modo di vivere le relazioni nel presente.

La posizione schizoparanoide e la posizione depressiva kleiniana non sono malattie: sono stadi del funzionamento emotivo che tutti attraversiamo. Integrare la complessità — accettare che la stessa persona possa essere amata e odiata, buona e cattiva — è uno degli obiettivi profondi del processo terapeutico.

Donald Winnicott: lo spazio dove si può esistere

Donald Winnicott è il terapeuta della gentilezza. Il suo contributo centrale è l’idea dell’ambiente holding: per svilupparsi, un essere umano ha bisogno di essere “tenuto” — non solo fisicamente, ma emotivamente. Ha bisogno di un ambiente abbastanza buono, non perfetto, in cui poter essere sé stesso senza paura.

La distinzione tra Vero Sé e Falso Sé è forse il suo contributo più potente per la clinica contemporanea. Il Falso Sé si sviluppa quando il bambino — per sopravvivere emotivamente in un ambiente che non riesce a tenerlo — impara a compiacere, ad adattarsi, a scomparire. Diventa bravo a sembrare. Ma il Vero Sé — quello spontaneo, creativo, vulnerabile — si ritira. E nella vita adulta, la sofferenza spesso nasce proprio da qui: dalla sensazione di recitare una parte che non è la propria.

"Non c’è niente di più difficile per una persona che vivere nella propria vita." — D.W. Winnicott

L’integrazione: perché i grandi padri non bastano da soli

Freud ha scoperto l’inconscio. Klein ha esplorato il mondo primitivo delle fantasie interne. Winnicott ha portato l’attenzione sull’ambiente e sulla relazione. Ognuno di loro ha illuminato una parte del territorio. Nessuno ha illuminato tutto.

L’integrazione psicodinamica non è un eclettismo confuso. È la capacità di usare gli strumenti più adatti alla persona che ho davanti, in quel momento specifico del suo percorso. A volte il lavoro chiede di esplorare le radici storiche (Freud). A volte chiede di guardare come si costruisce la relazione terapeutica nel qui e ora (Klein). A volte chiede di creare uno spazio abbastanza sicuro perché il Vero Sé osi mostrarsi (Winnicott).

Il dialogo interno: cosa mi sto dicendo e chi parla

Una delle domande più potenti che la psicoterapia psicodinamica porta in seduta è questa: chi sta parlando adesso?

Ognuno di noi porta dentro di sé una moltitudine di voci. La voce critica che dice “non sei abbastanza”. La voce protettiva che dice “stai attento”. La voce del bambino che ha paura. La voce dell’adulto che cerca di gestire tutto. Queste voci non sono patologie — sono parti. E ogni parte ha una storia, un’età, una funzione.

In terapia, imparare a riconoscere queste voci è un lavoro trasformativo. Ci si chiede: con quale tono mi parlo? È il tono di qualcuno che mi vuole bene o di qualcuno che mi ha fatto del male? Da quando uso quel tono su me stesso? E è ancora utile?

L’altra domanda fondamentale è: cosa credo davvero vero nella mia vita? Non ciò che diciamo di credere — ma ciò che viviamo come se fosse vero. “Non merito di essere amato”. “Devo guadagnarmi ogni cosa”. “Se smetto di controllare, tutto crolla”. Queste non sono idee consapevoli: sono convinzioni profonde, spesso pre-verbali, che organizzano la vita senza che ce ne accorgiamo. Portarle alla luce è già un atto di libertà.

Domande Frequenti

Devo conoscere Freud per fare psicoterapia psicodinamica?

No. Non si parla di teoria in seduta. La teoria serve al terapeuta per orientarsi — al paziente serve solo portare la propria storia.

La psicoterapia psicodinamica richiede molti anni?

Dipende dagli obiettivi. Alcuni percorsi lavorano su temi specifici in pochi mesi. Altri esplorano in profondità per anni. La durata viene concordata e revisionata insieme.

Come si svolge una seduta tipica?

Non esiste una seduta “tipica”. In genere si parte da ciò che il paziente porta: un sogno, un evento della settimana, un pensiero ricorrente, un’emozione che non riesce a nominare. Da lì si apre l’esplorazione.

La psicoterapia psicodinamica è adatta anche a chi non ha mai fatto terapia?

Sì, anzi. Il primo percorso terapeutico è spesso il più trasformativo. Non serve nessuna esperienza precedente.

 

→ Prenota il primo colloquio: frascellacosimo.com/appointments  —  Studio a Matera, Via Bari 33. Si riceve anche online.