Ansia e attacchi di panico | Dott. Cosimo Frascella, Matera.
Soffri di ansia o attacchi di panico? Scopri cosa succede davvero nel corpo e nella mente, strategie concrete e quando chiedere supporto psicologico.
Ti svegli di notte con il cuore che batte a tutta velocità. Le mani sudano, il respiro si fa corto, e per qualche secondo sei convinto di stare per morire o di stare impazzendo.
Poi passa. Ma la paura che si ripeta non passa mai del tutto.
So quanto è logorante vivere attorno a quell'attesa. Molte persone che incontro nel mio studio di Matera mi raccontano proprio questo: non tanto il momento acuto dell'ansia, ma l'esaurimento che si accumula nel viverci intorno — il controllo ossessivo del proprio corpo, le strade evitate, le occasioni mancate.
Secondo i dati del Rapporto sulla Salute Mentale 2023 del Ministero della Salute, oltre 850.000 persone in Italia hanno ricevuto assistenza specialistica per problemi psichici nel solo 2023. Ma la stima reale è molto più alta: si calcola che 8 persone su 10 che soffrono di disturbi d'ansia non arrivino mai a chiedere aiuto, con un ritardo medio tra la comparsa dei sintomi e l'accesso alle cure che va dai 2 agli 8 anni. Anche in Basilicata qualcosa si sta muovendo: l'Ordine degli Psicologi lucano ha firmato di recente un protocollo istituzionale per la promozione del benessere psicologico dei cittadini. Ma il bisogno sul territorio resta ampio, e spesso silenzioso.
In questo articolo voglio spiegarti cosa dice la ricerca sull'ansia, quali sono le sue radici più profonde, e cosa puoi fare — adesso e nel lungo periodo.
Cos'è un attacco di panico: la prospettiva clinica e psicodinamica
Dal punto di vista diagnostico, il disturbo di panico rientra nella categoria dei Disturbi d'Ansia del DSM-5-TR (APA, 2022). Gli attacchi si caratterizzano per un'ondata improvvisa di terrore intenso che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnata da sintomi come dispnea, vertigini, sudorazione, tremore e tachicardia. Come nota Gabbard (2015, p. 260): i pazienti con disturbo di panico spesso sviluppano una forma secondaria di ansia anticipatoria, preoccupandosi di quando e dove avverrà il prossimo attacco — il che porta all'evitamento progressivo di luoghi e situazioni.
Uno degli equivoci più diffusi è che il disturbo di panico sia privo di contenuto psicologico — come se "venisse dal nulla". La ricerca psicodinamica smentisce questo: in uno studio pilota su nove pazienti consecutivi, interviste strutturate hanno permesso di identificare, per ognuno di loro, fattori stressanti significativi che precedevano l'inizio degli attacchi (Busch et al., 1991). Fattori che tendevano a essere correlati a un'alterazione nel livello delle aspettative relazionali nei confronti del paziente stesso (Gabbard, 2015, p. 260).
La buona notizia è che la ricerca dimostra l'efficacia dell'approccio psicoterapeutico: in uno studio randomizzato di Milrod e collaboratori (2007), il 73% dei pazienti trattati con psicoterapia psicodinamica focale sul panico aveva risposto positivamente al trattamento, contro il 39% del gruppo di controllo trattato con tecniche comportamentali (Gabbard, 2015, p. 264).
Le radici profonde: attaccamento, schemi e storia relazionale
Perché alcune persone sviluppano ansia e attacchi di panico? La risposta psicodinamica punta alle radici relazionali precoci.
La teoria dell'attaccamento di Bowlby (1969, 1973, 1980) ci insegna che il bisogno di un legame sicuro con le figure di cura è un bisogno emotivo primario. Quando questo bisogno non viene soddisfatto in modo adeguato, il bambino può sviluppare ciò che nel modello della Schema Therapy viene chiamato un Modello Operativo Interno disfunzionale (Young et al., 2003, p. 60): una mappa interna del mondo che dice "non posso fidarmi", "gli altri non saranno lì quando ho bisogno", "il pericolo è ovunque".
Questi modelli diventano gli Schemi Maladattivi Precoci (SMP) che, in età adulta, si attivano nelle situazioni relazionali e lavorative, generando stati di allarme cronico. Come sottolinea Young (2003, p. 50): "Gli schemi maladattivi precoci e le relative modalità di risposta sono spesso all'origine di alcuni problemi cronici come l'ansia, la depressione e i disturbi psicosomatici."
In questo schema si inserisce bene anche l'osservazione di Gabbard (2015, p. 274) sul disturbo d'ansia generalizzata: il pattern difensivo di evitamento delle emozioni profonde "può essere legato a un attaccamento conflittuale insicuro nell'infanzia, così come a traumi precoci." L'ansia, in questa prospettiva, non è un segnale vuoto: è la punta di un iceberg relazionale che può avere molteplici cause.
Questo si collega anche alla dimensione della separazione e dell'autonomia: nella vignetta clinica riportata da Gabbard (2015, pp. 265-266), il sig. M sviluppa attacchi di panico ogni volta che tenta di lasciare la città — attacchi che la psicoterapia rivelerà collegati all'ansia da separazione interiorizzata dalla madre e alla rivalità con il padre. Un esempio che mostra come il corpo possa "parlare" di storie che la mente non ha ancora elaborato.
Cosa puoi fare: strategie concrete a diversi livelli
Non tutto richiede una psicoterapia per essere affrontato. Ci sono strumenti che puoi iniziare a usare adesso, a diversi livelli di profondità.
Respira con il diaframma. Inspirazione di 4 secondi, pausa di 2, espirazione di 6. L'espirazione prolungata attiva il sistema parasimpatico, interrompendo il ciclo di allarme neurovegetativo che alimenta il panico.
Nomina l'esperienza senza combatterla. Quando senti arrivare l'ansia, dì a te stesso: "Sto vivendo un momento di panico. Non è pericoloso. Passerà." Non si tratta di convincersi con la forza, ma di interrompere la "paura della paura" — l'ansia anticipatoria descritta dal DSM-5-TR come il vero meccanismo di mantenimento del disturbo.
Riduci gradualmente i comportamenti di sicurezza. Evitare luoghi, controllare il battito, non uscire da soli: nel breve termine calmano, nel lungo termine rafforzano il panico. Ogni piccola esposizione graduale è un mattone verso la libertà.
Muovi il corpo con intenzione. Una camminata di venti minuti aiuta il sistema nervoso a completare il "ciclo dello stress" — un meccanismo che la ricerca sul trauma corporeo ha ampiamente documentato.
Coltiva relazioni in cui ti senti visto. La Basilicata non è una regione dove chiedere aiuto sia sempre semplice culturalmente. Ma l'isolamento è uno degli ambienti in cui l'ansia prospera di più. Anche un solo legame relazionale autentico può fare la differenza.
Se questi strumenti non bastano — se gli attacchi sono frequenti, se l'evitamento sta riducendo la tua vita — è il segnale che qualcosa di più profondo merita attenzione.
Conclusione
L'ansia da attacchi di panico non è un difetto di carattere né una condanna. È un segnale — del corpo, della storia, di relazioni che non hanno potuto dare abbastanza sicurezza.
Quando è stata l'ultima volta che ti sei fermato davvero ad ascoltare cosa sta cercando di dirti?
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Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association (2022). Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione, revisione del testo (DSM-5-TR). Raffaello Cortina Editore, Milano. [Disturbo di Panico, pp. 233-240; Disturbo d'Ansia Generalizzata, pp. 250-257]
Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss. Vol. 1: Attachment. Basic Books, New York. [Teoria dell'attaccamento e base sicura]
Bowlby, J. (1973). Attachment and Loss. Vol. 2: Separation, Anxiety and Anger. Basic Books, New York. [Ansia da separazione e modelli operativi interni]
Busch, F.N., Cooper, A.M., Klerman, G.L. et al. (1991). Neurophysiological, cognitive-behavioral, and psychoanalytic approaches to panic disorder: toward an integration. Psychoanalytic Inquiry, 11, pp. 316-332.
Busch, F.N., Shear, M.K., Cooper, A.M. et al. (1995). An empirical study of defense mechanisms in panic disorder. Journal of Nervous and Mental Disease, 183, pp. 299-303.
Gabbard, G.O. (2015). Psichiatria psicodinamica. Quinta edizione basata sul DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano. [Cap. 9 "Disturbi d'Ansia", pp. 255-276; disturbo di panico pp. 260-268; disturbo d'ansia generalizzata pp. 268-275; trattamento psicodinamico pp. 263-264]
Lingiardi, V., McWilliams, N. (a cura di) (2017). PDM-2. Manuale Diagnostico Psicodinamico, seconda edizione. Raffaello Cortina Editore, Milano. [Asse M: Funzionamento Mentale, pp. 118-170; capacità di regolazione affettiva M2, M3, M7]
McWilliams, N. (1994). La diagnosi psicoanalitica. Struttura della personalità e processo clinico. Astrolabio, Roma. [Cap. 4 "Organizzazioni di livello nevrotico", pp. 114-130]
Milrod, B.L., Leon, A.C., Busch, F.N. et al. (2007). A randomized controlled clinical trial of psychoanalytic psychotherapy for panic disorder. American Journal of Psychiatry, 164, pp. 265-272.
Ministero della Salute (2023). Rapporto sulla Salute Mentale. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM) 2023. Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria. [Dati epidemiologici nazionali; 854.040 assistiti; treatment gap 80%]
Ordine degli Psicologi della Basilicata (2024). Siglato il Protocollo d'intesa per la Prevenzione e la Promozione del Benessere Psicologico dei Cittadini. Comunicato ufficiale, settembre 2024.
Young, J.E., Klosko, J.S., Weishaar, M.E. (2003). Schema Therapy: fondamenti teorici e applicazioni cliniche. Eclipsi, Firenze. [Schemi Maladattivi Precoci e ansia, pp. 50-52; attaccamento e Modelli Operativi Interni, pp. 59-61; base sicura e reparenting, pp. 58-60]